9 settembre – Insieme per la pace. Mai più guerre

Giornata densa di emozioni, di riflessioni, di pensieri catustici.

E’ la giornata dedicata a quanto sta avvenendo a Gaza e nel mondo, si svolge nell’aula consiliare del comune di Manziana, portano i loro saluti il sindaco e il vicesindaco, a loro l’associazionismo manzianese ha presentato un documento che sta girando in Italia per il riconoscimento dello stato palestinese, dicono che ci stanno lavorando per arrivare a un documento che possa essere approvato dall’intera giunta, maggioranza e minoranza insieme, non semplice, il tema della guerra è divisivo e quanto sta accadendo a Gaza ci porta in regioni profonde del nostro vivere dove le stesse parole “pace e guerra”, incistate nella storia dell’umanità, a scuola si studia la storia delle guerre, annaspano continuamente alla ricerca del sogno perduto.

“Confesso” che più passa questo tempo che si sta riempiendo d’immagini di morte, di distruzione e più mi sento “impreparato” a capire il che fare per non rimanere semplice spettatore, per sentirmi attivo, per dare senso attivo alla mia vita, penso a Gaza, all’Ucraina, al Darfur, all’Africa profonda dove per un paio di dollari al giorno si muore per estrarre il litio senza il quale le nostre vite sarebbero altro.

Curiosità serindipica: sto scrivendo al lume di candela, sono senza acqua e luce, stanotte un fulmine, la Natura, ha pensato bene di sistemare le cose, trascriverò poi sul computer questa mia scrittura manuale al lume di candela, intanto si è creata un’atmosfera pregna di quanto ho voglia di scrivere per restituire questa giornata così particolare, una scrittura che m’invita alla “sincerità”, quella a me possibile, of course, non mi è facile buttare il cuore nelle profondità del mio oceano, e consapevolmente.

La giornata è iniziata con la presentazione dell’evento da parte di Enrico, Pilotti per chi non lo conosce, il presidente della Banca del tempo di Manziana, è lui, e la sua compagna Ariane, il motore dell’iniziativa, insieme il maestro Vittorio Ottieri con la sua chitarra e Maria Grazia Garbarino con la sua voce a intercalare gli interventi, la sala è piena di persone che non vogliono arrendersi all’inevitabile, alla morte prima e alla “diaspora” poi del popolo palestinese, mi guardo attorno e vedo persone come me un po’ sull’età andante, pochi giovani, ma non ho né tempo, né desiderio d’imbarcarmi in una lettura sociologica, filosofica, conturbica di questa annotazione, penso solo al desiderio che ci accomuna nel non arrenderci all’inevitabile, alla scomparsa di un popolo, a un mondo dominato dalla forza, anzi, dalla violenta.

Devo ricordare che l’iniziativa è stata divulgata nei tanti banchetti che la Bdt ha promosso nelle giornate di mercato e non solo, molti di noi erano lì a volantinare la pace, a parlare, a discutere, a volte animatamente, con la gente che passava, a mostrare le foto di quanto sta accadendo a Gaza… torniamo a noi, vedo Enrico che presenta il primo intervento, quello dell’ex ambasciatore Angelo Persiani, uno dei firmatari dell’appello al governo italiano affinchè adotti misure atte a far “rinsavire” Israele, inascoltato ma forte, potente, decine di ex ambasciatori che ricordano al Governo l’articolo 11 della Costituzione e il loro lavoro diplomatico sempre teso a disinnescare odi e contrasti tra popoli e governi, scrivono che non possono rimanere silenti davanti all’orrore che sta perpetrando il governo d’Israele e non da oggi, e nemmeno da ieri.

Dopo Angelo Persiani si presenta, in collegamento via rete, Mr. Farid Adly, portavoce dell’Associazione Anbamed Aps per il multiculturalismo sul tema “ONU: un’organizzazione da difendere, da riformare, da ignorare?”, parole nette, pulite le sue, l’ONU è il luogo dove il Mondo tenta di comporre le sue crisi, nato dopo la II guerra mondiale con le potenze vincitrici, USA, URSS, Regno Unito, Francia, Cina, membri permanenti del Consiglio di sicurezza con diritto di veto su qualunque risoluzione voti l’assemblea dei 193 paesi membri dell’ONU, paesi senza peso per pensare di attuare le risoluzioni da loro votate a maggioranza “democratica”, nel consiglio di sicurezza manca l’Africa, il Sudamerica, l’India, per citare le assenze più evidenti, da riformare dice Farid Adyl, allargando il Consiglio di sicurezza e abolendo il voto di veto, la riforma è lì, da vent’anni, sic!

Enrico presenta Rosalba Canale e Melania Sinibaldi, rappresentanti dell’Associazione “Liberi cittadini per la Palestina”, sventola con loro una bandiera di quello Stato che non c’è, di quel popolo offeso, raccontano del presidio che mantengono da mesi davanti a Montecitorio per ricordare che “Gaza non si tocca”, parole forti accompagnano la loro militanza…

Arriva il momento che mi ha fatto “gemere”, un collegamento via rete con un giornalista a Gaza, Al Halassan Selmi, con il suo volto denso, dolorante, acceso da una speranza, sì, proprio a Gaza che è entrata di getto nella sala, nei nostri sguardi, nel nostro cuore ferito, insieme a lui Marcella Biancoforte e Raffaelle Oriani che hanno scritto con lui “Un diario per Gaza” che la Bancadeltempo promuoverà a breve, immagino Halassan Semi chiuso in qualche stanza oscura, o qualche palazzo mutilato, o qualche grotta-abitazione, s’è aperto a un timido sorriso quando ci ha raccontato che sentiva una musica, una musica che stava suggellando un matrimonio, ci dice che a Gaza la vita vincerà sulle bombe di morte che Israele lancia senza tregua per uccidere e affamare la popolazione, ho dovuto chiudere gli occhi e serrare la gola per non emettere un urlo terribile, in quel momento Munch si è affacciato alla mia memoria, l’altro momento “tosto” è stato quando ha parlato della sua famiglia in perenne “esodo” e della sua paura per loro, lui è un  giornalista e rischia di far morire i suoi cari sotto la mannaia omicida d’Israele che di giornalisti non vuole proprio sentir parlare… alla fine Enrico ha presentato Dalia Padoa, l’interprete che si rifiutò di fare la traduttrice quando Netanyahu arrivò a Roma nel 2023, fondatrice dell’Associazione Laboratorio Ebraico Antirazzista, parole coraggiose, limpide le sue, ha condannato senza mezzi termini la politica del governo israeliano con le sue derive haredeggianti, quelle che perseguono la distruzione del popolo palestinese e la nascita della Grande Israele, e qui s’è aperta una discussione serrata tra Dalia, Rosalba e Melania, con intermezzi di Angelo.

Ho vissuto un pomeriggio vero, forte, con la domanda delle domande nel cuore: cosa è possibile fare per fermare l’orrore della guerra, per fermare il genocidio che sta avvenendo a Gaza?

Tema antico, affonda nel librone della Verità che due scriba tirarono giù, mediando tra loro, perché potessero saldarsi i regni di Giudea e d’Israele, continua con Gerusalemme, la città fondata su strati, una sinagoga, una moschea, una chiesa, distrutta una poi l’altra e poi l’altra ancora, le crociate, le diaspore, l’ideologia sionista che predica la nascita della Grande Israele, i coloni che brutalizzano l’ulivo e l’agnello del contadino palestinese, l’orrore della strage di ottobre di civili israeliani, l’assassinio di Rabin, un dipanarsi complicato, difficile da spiegarsi con le sole parole, giunto oggi a una rappresentazione crudele, disumana, del vivere civile.

Mentre tutto questo mi correva nel ciriveddu offeso ho sentito, da lontano, Enrico che chiudeva il pomeriggio e c’invitava alla fiaccolata che sarebbe partita dalla piazzetta di Quadroni davanti alla chiesa.

Ore 18.15 … arrivo con Cesare percorrendo la salitona che arriva nella piazzetta di Quadroni, è gremita all’inverosimile, più di cento persone, qualche giovane in più…

Apre Anna Maria Salvatori, la responsabile locale dell’Azione Cattolica, legge un documento forte, ricorda Don Milani, Danilo Dolci, Tonino Bello e altri, figure di pace, d’impegno civico verso i sommersi, i vinti, finisce leggendo una poesia di Quasimodo.

Poi Luigia de Michele e Sonia Boffa, sempre accompagnate dal folletto con chitarra, leggono novelle, poesie, strane storie di vicinanza, di solidarietà-

Si fa buio e s’accendono le torce, il comitato promotore ne ha comprate cento, non bastano, si parte, ma prima viene letta una poesia seldamica di Ni’ma HassanUna madre a Gaza”:

Una madre a Gaza non dorme…
Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno
per scegliere una storia che le si addica,
per cullare i suoi bambini
e dopo che tutti si sono addormentati,
si erge come uno scudo di fronte alla morte.
Una madre a Gaza non piange
raccoglie la paura, la rabbia e le preghiere nei suoi polmoni,
e attende che finisca il rombo degli aerei,
per liberare il respiro.
Una madre a Gaza non è come tutte le madri
Fa il pane con il sale fresco dei suoi occhi..
e nutre la patria con i suoi figli.

E ora via, a sfilare per il paese, chiudo il corteo, è il compito assegnatomi dal comitato promotore, quel treno di pace delle fiaccole per le vie del paese riscaldano il mio cuore ghiacciato, sogno PACE, una parola complicata, confusa spesso con “un tempo senza guerra”, da quella che studiammo a scuola come primo poema scritto fino a queste ultime, c’è chi ha provato a contarle, sono quasi ventimila stando attenti a cosa definire per guerra.

Guerra, guerra, guerra, sembra questa la parola più gettonata dell’umanità, pace solo un sogno, un desiderio, ma non bisogna mai dismetterla, la fiaccolata è qui, a ricordarmelo, intanto ripenso alla giornata e alle domande che sono corse tra noi e gli intervenuti: che fare, cosa è possibile fare per fermare l’inevitabile?, è possibile la Pace?

Quando mi torturo per provare a rispondere alla domanda delle domande rivado sempre all’epistolario tra Einstein e Freud, scaricabile da Google, Einstein fu un forte promotore delle Nazioni Unite, fu incaricato dagli stati che risposero alla sua richiesta di un luogo dove provare a dirimere le controversie internazionali di stilare un documento, così scrisse al suo amico Freud, erano due pacifisti convinti, e gli chiese come fosse possibile frenare l’impulso di morte che ci abita, Freud rispose di non saperlo, di sapere, però, che la “civilizzazione”, così la chiama, può mitigare quel “Terribile amore per la guerra”, titolo di un libro di Hillman, che sembra abitarci, aggiunge poi che lei, però, è più lenta della violenza, ha un passo più corto, deve pensare, ma guai a pensare che siano sforzi inutili, risponde al vecchio amico ebreo,sottolineando che ogni atto teso alla “civilizzazione” è un granello di sabbia che può mettere fuori uso il motore della violenza.

Questi pensieri mi hanno accompagnato alla luce delle cento fiaccole che hanno illuminato il buio della ferocia della guerra, ho pensato al Global Sumund Flotilla, al presidio a Montecitorio, alle voci di ebrei che si oppongono al genocidio, ai giornalisti sopravvissuti che ancora ci raccontano di Gaza, alle tante iniziative che stanno attraversando paesi, città, nazioni per produrre “civilizzazione”.

Chiudo questo mio racconto candelaro con l’appello di una partecipante lanciato nel pomeriggio…

solo uniti ce la possiamo fare…

Un appello che mi ha accompagnato per tutta la fiaccolata, la voce della donna suggeriva che occorre saper superare le diversità che esistono anche tra chi ama la Pace, magari perché viene da storie e parole diverse da quelle di chi le ascolta, occorre tra noi, invitava, trovare le mediazioni, i compromessi necessari a garantire unità.

Questo appello magico me lo sono coccolato lungo tutto il lento cammino della fiaccolata verso la piazza di Manziana dove ci ha accolto il parroco di Quadroni con una lettera aperta sul tema della pace ricordando i papi della Pace e le tante figure che della Pace hanno fatto la loro ragione di vita, poi Enrico ha ringraziato i partecipanti e noi Enrico, e la storia non finisce qui.

Francesco Mancuso 

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