9 settembre – Fiaccolata per la pace “MAI PIU LA GUERRA”

Sono ANNA Maria dell’Azione Cattolica.  Don Giuseppe, il Parroco di QUADRONI, ci saluta e ci abbraccia affettuosamente, ma aveva, da tempo, un precedente impegno.
Mio cugino Enrico, Enrico Pilotti, mi ha chiesto una riflessione sul tema della PACE … ho risposto di sì, ma il tema della pace può presentare alcuni rischi:

  • la retorica,
  • la banalità,
  • gli stereotipi
  • o altri accidenti del genere.

Ma io voglio partire da una notizia, non di attualità, ma recente.

Martedì 24 giugno u.s. ha avuto luogo il Convegno – primo del genere- dedicato all’ ISTITUZIONE nel nostro PAESE, del MINISTERO DELLA PACE.
Organizzato dalla COMUNITA’ PAPA GIOVANNI XXIII, dall’ AZIONE CATTOLICA, dalle ACLI, in collaborazione con 15 Enti Nazionali della società civile, in rappresentanza di un milione di cittadini. Il fine è quello di articolare un progetto volto a dar vita ad un’istituzione pubblica, il MINISTERO DELLA PACE, che avrebbe dovuto vedere la luce in seguito alla soppressione, nell’immediato dopo guerra, del MINISTERO DELLA GUERRA.

Non so se di questa notizia ne abbiate sentito o letto qualcosa ma volevo che si venisse a conoscenza di ciò. Concludo questa introduzione con le parole di Norberto Bobbio che nel suo saggio “Il problema della guerra e le vie della pace “, prima edizione del 1979, ebbe a dire: “qualche volta è accaduto che un granello di sabbia, sollevato dal vento, abbia fermato una macchina.
Anche se ci fosse un miliardesimo di miliardesimo di probabilità che il granello, sollevato dal vento vada a finire nel più delicato degli ingranaggi per arrestarne il movimento, la macchina (della guerra, aggiungo io) che stiamo costruendo è troppo mostruosa, perché non valga la pena di sfidare il destino. ” Parole incisive, profetiche: teniamole a mente! Che vuol dire? che dobbiamo essere noi quel granello di sabbia, tutti noi.

Ma torniamo alla riflessione sulla PACE il tema è stato affrontato in molteplici modi, circostanze e occasioni da persone ben più preparate, competenti ed informate di me.

Allora, da semplice e modesta insegnante, ho preso la decisione di far parlare alcuni dei miei MAESTRI: ho scritto le parole, ma i pensieri, le idee sono loro.

Ho scelto, fra i tanti miei maestri, VITTORIO BACHELET; DANILO DOLCI, DON LORENZO MILANI; DON TONINO BELLO e il CRISTO, naturalmente.
L’ho lasciato per ultimo, consapevolmente, perché il SIGNORE avrebbe voluto così: è venuto per servire, non per essere servito.

Ed ecco: ho immaginato la PACE come una donna in CAMMINO.
A dire il vero non siamo abituati a legare la parola PACE a concetti di movimento, dinamici.
Raramente sentiamo dire “quello/a si affatica in pace”; “lotta in pace”; “strappa la vita coi denti in pace”.
Più consuete nel nostro linguaggio sono invece le espressioni: “sta seduto in pace”; “sta leggendo in pace”; “medita in pace” e, ovviamente, “riposa in pace”.

La pace, insomma, ci rimanda più alla vestaglia che allo zaino del viandante o dell’escursionista. Più al comfort della casa, che alla strada; più al caminetto che all’officina e agli operai. Più al silenzio del deserto che al traffico della grande città, più alla penombra di una chiesa che ad una riunione del sindacato. Più al mistero della notte, che ai rumori del mattino.

Occorre, forse una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista; non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno; non un nastro di partenza ma uno striscione di arrivo. La pace richiede lotta, sofferenza, tenacia. Esige alti costi di incomprensione e di sacrificio. Non tollera atteggiamenti sedentari e non annulla la conflittualità; non ha molto da spartire con la banale “vita pacifica”.

Sì la pace, prima che traguardo, è cammino, e per giunta cammino in salita. Vuol dire che ha le sue tabelle di marcia ed i suoi tempi tecnici, i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni… forse anche le sue soste. Se è così, occorrono attese. E sarà beato, perché operatore di pace, non chi pretende di trovarsi all’arrivo, senza essere mai partito, ma chi parte. Col miraggio di una sosta sempre intravista, ma mai, su questa terra s’intende, pienamente raggiunta. (da una riflessione di Don Tonino Bello Presidente del MOVIMENTO INTERENAZIONALE PAX CHRISTI, voluto da Papa Paolo VI).

Avviandomi alla conclusione, ho scelto di chiudere con un poeta.

La poesia, come diceva Salvatore Vitale, detto Salvo, scrittore e poeta, scomparso pochi giorni orsono, il 19 agosto u.s., amico di Peppino Impastato col quale ha condiviso numerose battaglie sociali, così si esprimeva riguardo la poesia:

la poesia, quando riesce ha universalizzare l’interiorità, a renderla patrimoni comune in cui chi legge o chi ascolta si riconosce è – o almeno sinora è sempre stata – uno strumento potente di risveglio delle coscienze, di presa di coscienza, di stimolo alla lotta”.

Leggerò, perciò, una lirica di Salvatore Quasimodo, premio Nobel per la Letteratura nel 1959, da titolo “UOMO DEL MIO TEMPO”, pubblicata nel 1946, appena dopo la guerra, ultima lirica della raccolta “Giorno dopo giorno”.

UOMO DEL MIO TEMPO

Sei ancora quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo.
Eri nella carlinga con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura – t’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta, persuasa allo sterminio
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero gli animali che ti videro per la prima volta.

SE questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello: “Andiamo ai campi “. E quell’eco fredda, tenace
È giunta fino a te, dentro la tua giornata.

Dimenticate, o figli le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri: le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli ner, il vento coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo

 

Grazie infinite per la vostra attenzione!
Che la nostra fiaccolata possa gettare SEMI DI BENE!

“Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati FIGLI DI DIO”
Matteo cap. 5, v. 9

Grazie ancora!

Anna Maria Salvatori Verbigrazia

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